dell'Italia.
L'elemento modernizzatore appare necessario debba essere quello delle liberalizzazioni che però trova un grande ostacolo nel corporativismo liberale nostrano,(diverso dal corporativismo organicista ed autoritario di altra epoca)che, nei confronti del governo dell'economia, si è strutturato come sistema istituzionalizzato di rappresentanza di interessi e che gestisce,in definitiva,i processi di formazione, decisione ed attuazione delle "politiche".
I nodi son venuti al pettine ora che tale modello(sembra un controsenso)viene rivisitato con altra ottica.
E' chiaro che esso sembra aver fallito con le sue funzioni di accumulazione capitalistica finalizzata alla crescita e di garanzia del consenso, centrato fino ad ora sui contenuti tipici del patto sociale che ,invece ,ha visto privilegiate determinate categorie di interessi piuttosto che altre nell'ambito delle politiche dei redditi.
L'aspetto che viene alla luce e che non promette nulla di buono sta tutto nelle reazioni di piazza da parte degli esclusi(mi piacerebbe scoprire quanto queste possano essere strumentalizzate e da chi).
Un modello in difficoltà di fronte ad una crisi socio-economica il cui elemento connotativo è la abnormità della spesa pubblica,il corrispondente debito nazionale e la mancanza di crescita.
Gli strumenti correttivi per far uscire il paese dal grave disagio economico, finanziario e sociale appaiono essere poco accettati poichè passano da una politica di contrazione della spesa pubblica , di compressione degli aspetti salariali e contrattuali del lavoro, di accettazione dell'aumento della disoccupazione,e di conseguente ridimensionamento dei consumi e dei servizi di carattere sociale lasciando in "zona franca"potenziali zone di intervento riguardanti determinati poteri forti.
E' evidente che quello che sembra saltato sia quel postulato collaborativo che fino ad ora aveva reso meno incisive le asperità di un conflitto sociale.
L'auspicio è che un criterio quanto più possibile unanimistico riesca a superare le situazioni conflittuali tra gli interessi sociali ed economici producendo delle scelte il più possibile collettive.


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