La critica al "capitalismo"ed al "mercato", nell'aspetto fondamentalista della sua ideologia ,viene giudicata figlia di una appartenenza storicamente tramontata e consegnata alla storia delle ideologie radicali.
Non è così. Le ricorrenti crisi sistemiche ( e specifichiamo che quella attuale non è una crisi dentro il sistema ma una crisi del sistema )che hanno segnato, e continuano a farlo,il mondo economico e sociale con un continuum di perdite di valore e di stabilità sociale non possono che indurre ogni persona, dotata di buon senso e di un minimo di cultura politico- economica, ad esercitare il diritto ad una anamnesi e ad una prognosi sicuramente non in senso preditttivo.
Quest'ultimo aspetto investe piuttosto la sfera di competenza e di azione degli economisti e degli uomini di stato per valutare le correnti in movimento ed i loro presumibili sbocchi.
La situazione attuale però pare dimostrare quanto queste capacità valutative siano state mal riposte, specie in alcuni Stati dove si è costruita una autocrazia legalmente organizzata ma con una sua tragica fragilità generatrice, nei momenti di crisi, di faide quasi bizantine tra lobbies e gruppi che guardano, alcuni a quella fonte come unica titolare di autorità e di potere, altri a considerare non più utile ai propri interessi il continuare a considerarla tale.
Molte le analisi ed i responsi, contrastanti tra loro, su quale tipo di sistema sia in crisi e perchè.
Alcune correnti di pensiero non intendono mettere sotto accusa il sistema capitalistico poichè capace di creare ricchezza e quindi benessere, che però dovrebbero essere più equamente redistribuiti; nemmeno il Mercato di per se, ma quello che si è andato affermando con i suoi meccanismi senza regole e completamente in zona franca rispetto al poter pubblico nella sua facoltà di intervenire nel governo dell'economia.
E' consapevolezza di oggi che sono i mercati ad inglobare i governi e non il contrario, e quando i governi perdono di autorevolezza e legittimazione possono essere le prime vittime di un Mercato privo di regole.
Mi viene alla mente il famoso "laissez faire - laissez passer" con il quale gli esponenti fisiocratici del XVII° secolo diedero l'avvio al liberismo economico ed al libero mercato, in quel momento storico e vi trovo molta analogia con il momento attuale, figlio dello stesso concetto calato nella complessità del mondo moderno e globalizzato.
Il nuovo slogan nel momdo globale e deregolamentato, vedi caso, è costituito dalla competitività che caratterizza un mercato in lotta per la sopravvivenza, nella quale tutti gli obiettivi di equità sociale vengono disconosciuti e calpestati . Ma sappiamo, dalle teorizzazioni Keynessiane,che"ogni società è libera di darsi la distribuzione del reddito che più si attaglia alla propria cultura,essendovi in essa un
margine abbastanza ampio nel quale il fattore determinante non è tanto la legge economica, quanto le abitudini e pratiche sociali ed il comportamento dell'opinione pubblica".
A ben vedere , questo dettame sembra calzare bene con quanto avvenuto negli ultimi decenni nei quali ,sia gli indirizzi politici che il governo dell'economia ,abbiano tenuto conto dei margini disponibili in quel senso per non governare seriamente l'economia al fine di mantenere il consenso popolare a qualsiasi prezzo.
Il prezzo lo si sta pagando eccome! Sia in termini di crescita che di stabilità.
Ne consegue che la attuale cultura economica riconosce legittimo che le sorti dell'industria dipendano dai sacrifici del salariati e degli stipendiati, poichè la loro stessa sorte dipende dalla sopravvivenza di quelle imprese ed è quindi nel loro stesso interesse accettare le riduzioni di salario ,i profitti elevati, le diseguaglianze crescenti.
In questo panorama si sta inserendo un nuovo fattore : la democrazia limitata ad opera di Istituzioni Sovranazionali di governo dell'economia.
Queste si, dovevano produrre quelle regole necessarie ad una corretta gestione dei mercati e della finanza internazionale ma sono invece impegnate in una interferenza e supplenza decisionale che tende ad imporre ciò che dovrebbe essere deciso ed applicato, a livello nazionale,con il diritto alla propria sovranità, da persone pubbliche affidabili, con competenze specifiche in rapporto ai bisogni generali e sensibili al senso dello Stato ed al primato del bene comune.
Trasformazioni in atto nella Società e come la Politica,con le sue azioni,le influenza.



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