Politica e Valori



La repubblica,nell'antichità, aveva due grandi collanti: la religiosità, fonte di tutte le certezze, attraverso soprattutto quegli augures che erano i buoni auspici degli Dei nei confronti delle scelte della polis, e i valori – ciò a cui dovevano aspirare le persone dabbene (probri): rem (le sostanze), fides (il credito), honos (gli onori legati al ruolo specialmente politico), gratia (il favore, la “gloria”). Tutto questo assicurava "la dignitas": una tensione verso l’alto coinvolgente, attraverso i mezzi di comunicazione dell’epoca, per la formazione di un’unica comunità che tendeva verso l’alto grazie al ruolo dell’esempio virtuoso.( da: Il Politico.it)

sabato 5 novembre 2011

CRISI SISTEMICHE E DEMOCRAZIA

La critica al "capitalismo"ed al "mercato", nell'aspetto fondamentalista della sua ideologia ,viene giudicata figlia di una appartenenza  storicamente tramontata e consegnata alla storia delle ideologie radicali.
Non è così. Le ricorrenti crisi sistemiche ( e specifichiamo che quella attuale non è una crisi dentro il sistema ma una crisi del sistema )che hanno segnato, e continuano a farlo,il mondo economico e sociale con un continuum di perdite di valore  e di stabilità sociale  non possono che indurre ogni persona, dotata di buon senso e di un minimo di cultura politico- economica, ad esercitare  il diritto ad una anamnesi e ad una prognosi sicuramente  non in senso preditttivo.

Quest'ultimo aspetto investe piuttosto la sfera di competenza e di azione degli economisti e  degli uomini di stato per valutare le correnti in movimento ed i loro presumibili sbocchi.
La situazione attuale però pare dimostrare quanto queste capacità valutative siano state mal riposte, specie in alcuni Stati dove si è costruita una autocrazia legalmente organizzata ma con una sua tragica fragilità generatrice, nei momenti di crisi, di faide quasi bizantine tra lobbies e gruppi che guardano, alcuni a quella fonte come unica titolare di autorità e di potere, altri a considerare non più utile ai propri interessi il continuare a considerarla tale.

Molte le analisi ed i  responsi, contrastanti tra loro, su  quale tipo di sistema sia in crisi e perchè.
Alcune correnti di pensiero non intendono mettere sotto accusa  il sistema capitalistico  poichè capace di creare ricchezza e quindi benessere, che però  dovrebbero essere più equamente  redistribuiti; nemmeno il Mercato di per se, ma  quello che si è andato affermando con i suoi meccanismi senza regole e completamente  in zona franca rispetto al poter pubblico nella sua facoltà di intervenire nel governo dell'economia.

E' consapevolezza di oggi che sono i mercati ad inglobare i governi  e non il contrario, e quando i governi perdono di autorevolezza e legittimazione  possono essere le prime vittime  di un Mercato privo di regole.
Mi viene alla mente  il famoso "laissez faire - laissez passer" con il quale gli esponenti fisiocratici del XVII° secolo diedero l'avvio al liberismo economico ed al libero mercato,  in quel momento storico e vi trovo molta analogia con il momento attuale, figlio dello stesso concetto  calato nella complessità del mondo moderno e globalizzato.

Il nuovo slogan  nel momdo globale e deregolamentato, vedi caso, è costituito dalla competitività che caratterizza un mercato in lotta per la sopravvivenza, nella quale tutti gli obiettivi di equità sociale vengono disconosciuti e calpestati . Ma sappiamo, dalle teorizzazioni Keynessiane,che"ogni società è libera di darsi la distribuzione del reddito che più si attaglia alla propria cultura,essendovi in essa un
margine  abbastanza ampio nel quale il fattore determinante non è tanto la legge economica, quanto le abitudini e pratiche sociali ed il comportamento dell'opinione pubblica".
A ben vedere , questo dettame  sembra calzare bene con quanto avvenuto negli ultimi decenni  nei quali ,sia gli indirizzi politici che il governo dell'economia ,abbiano tenuto conto  dei margini disponibili in quel senso per non governare seriamente l'economia al fine di mantenere il consenso popolare a qualsiasi prezzo.
Il prezzo lo si sta pagando eccome! Sia in termini di crescita che di stabilità.
Ne consegue che la attuale cultura economica riconosce legittimo che le sorti dell'industria  dipendano dai sacrifici del salariati e degli stipendiati, poichè la loro stessa sorte dipende dalla sopravvivenza di quelle imprese ed è quindi nel loro stesso interesse  accettare le riduzioni di salario ,i profitti elevati, le diseguaglianze crescenti.
In questo panorama si sta inserendo un nuovo fattore : la democrazia limitata ad opera di Istituzioni Sovranazionali di governo dell'economia.


  Queste si, dovevano produrre quelle regole necessarie ad una corretta gestione dei mercati e della finanza internazionale ma  sono invece impegnate in una interferenza e supplenza  decisionale che tende ad imporre ciò che dovrebbe essere deciso ed applicato, a livello nazionale,con il diritto alla propria sovranità, da persone pubbliche affidabili, con competenze specifiche in rapporto ai bisogni  generali e  sensibili al senso dello Stato  ed al primato del bene comune.

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