Trasformazioni in atto nella Società e come la Politica,con le sue azioni,le influenza.
Politica e Valori
mercoledì 15 gennaio 2014
LEGITTIMITA' E STABILITA'
Il tema della stabilità politica insieme a quello della credibilità e legittimità delle Istituzioni sono il nodo cruciale ed il punctum dramatis che definisce la crisi in atto nel sistema politico italiano. Una crisi funzionale giunta ad una fase di ripudio,come ho già detto. Una crisi che si presenta , ad una attenta analisi, con una molteplicità di volti che ne sostanziano le caratteristiche :
-Quello del ripudio che costituisce l'elemento reattivo alla convinzione diffusa e critica sulla bontà di certe istituzioni e delle regole poste a fondamento del sistema politico.
Con questo intendo porre a riferimento la originaria ,complessa e multiforme attività dell'apparato che è costituzionalmente preposta al raggiungimento di alcuni fini fondamentali ed immediati e cioè : la determinazione delle regole del gioco per consentire ai cittadini, attraverso lo strumento elettorale, di scegliere i suoi rappresentanti in Parlamento e successivamente, loro tramite, il governo del Paese; lo sviluppo economico,mirante tra l'altro ad una equa distribuzione della ricchezza prodotta; l'elevamento culturale dei cittadini per mezzo della istruzione pubblica e degli atri mezzi di diffusione culturale ed informativa ; la tutela della salute e del territorio oltre che la tutela dell'ordine pubblico, che sarebbe meglio definire come la difesa del principio di legalità oltre,e per ultimo, la cura dei rapporti internazionali.
-Quello che certifica la perdita di credibilità e legittimità è il fallimento della politica nei suoi aspetti fondamentali . Una politica capace di generare dei mostri legislativi che , al servizio di interessi particolari o di parte, hanno azzoppato le Istituzioni , stravolto le regole e violentato interessi generali e tutele costituzionali oltre che alterato per un lungo periodo la stessa democrazia.
Soltanto una supplenza di carattere istituzionale e giurisdizionale (la Corte Costituzionale) con l'applicazione di criteri sanzionatori dell'eccesso di potere legislativo, di arbitrarietà,di irragionevolezza e con un giudizio di incostituzionalità e di legittimità, ha sancito la illegittimità della legge elettorale in vigore ed ( in senso politico) di tutti gli organi elettivi dello Stato, imponendo nel contempo la necessità di una riforma elettorale.
E' un fatto abnorme ,inedito ed inquietante e lo si è dovuto subire per ben otto anni ma certifica la inadeguatezza della attuale classe politica, la visione corta di una certa parte di essa consapevolmente impegnata a minare i meccanismi della democrazia e la stabilità politica, istituzionale ed economica del Paese.
giovedì 26 dicembre 2013
L'ABISSO DELLA POLITICA
E
forse il fondo non è ancora stato toccato!Si è rivelata appieno la incapacità
di declinazione dei doveri di cui sono titolari coloro che, con il
pensiero e con l'agire, dovrebbero invece essere artefici di una azione
politica responsabile ed avente come fine primario l'interesse generale del
Paese.
E’
un problema che richiama l’antropologia democratica e riguarda la
posizione dell’individuo nella politica oltre che una questione di “visioni”, di questa e degli interessi in gioco.
Circa
questi ultimi mi torna alla mente quella che fu una
classificazione data da E.-J.Sieyès :
Quello in forza del quale i cittadini si riuniscono, dando con questo l’esatta sua estensione quale interesse comune; quello in forza del quale un cittadino si associa soltanto con alcuni aventi lo stesso interesse , quindi quale interesse di parte, ed infine quello personale,isolato ed egoistico; quest’ultimo riguarda ciascun cittadino ed avendo il carattere della diversità risulta neutro .
Quello in forza del quale i cittadini si riuniscono, dando con questo l’esatta sua estensione quale interesse comune; quello in forza del quale un cittadino si associa soltanto con alcuni aventi lo stesso interesse , quindi quale interesse di parte, ed infine quello personale,isolato ed egoistico; quest’ultimo riguarda ciascun cittadino ed avendo il carattere della diversità risulta neutro .
Il
caso nel quale un cittadino associa il suo interesse soltanto con alcuni dei consociati , favorendo una concertazione ed il legarsi
tra loro , ispirando progetti che poco hanno a che vedere con
l’interesse pubblico, è quello evidentemente il più pericoloso per la democrazia.
La storia recente da conto di questa verità.
Le dinamiche
politiche e funzionali dei sistemi partitici illuminano ( sembra non molti )
sulla dicotomia che si sta sviluppando nel sistema partitico complessivo a
causa di un particolare metodo di ingegneria elettorale in determinate aree politiche ( la
chiamerei della frazionalizzazione) che
ha determinato nella medesima arena la nascita di un “elective party system” ,
ai fini elettorali , cui corrisponderebbe un “parliametary party” nei quali il primo si misura in voti popolari
ed il secondo in seggi aggregati di area : in conclusione un sistema
competitivo drogato e finalizzato alla conquista del potere.
Ho
trascorso parecchi mesi , come affacciato ad una finestra , assistendo insofferente alle dinamiche politiche che si sono sviluppate a seguito del risultato elettorale ultimo ; risultato dal quale han preso corpo le suggestioni
della democrazia diretta ed ha visto il loro irrompere
prepotentemente nello schema della
democrazia rappresentativa ,rivendicando a movimenti e gruppi con pretesa di gestione anti sistema , la sovranità nei confronti degli organi esecutivo e legislativo.
Questo perché gli attuali momenti di tensione economica e sociale hanno messo a nudo la incapacità della democrazia rappresentativa di suscitare ed assicurare una spinta emotiva psico-affettiva della partecipazione politica che comprende il bisogno di gratificazioni,di solidarietà e di ascolto e quel che più conta, di risposte concrete ed immediate.
Ma quale risposta può arrivare da una classe politica la cui vocazione appare evidente essere quella della manipolazione e della ricerca del proprio profitto anzi che quella del praticare lo spirito di servizio nei confronti della comunità cui appartengono. Ne sono riprova gli scandali sempre più frequentemente coinvolgenti l'"omo politicus."
Questo perché gli attuali momenti di tensione economica e sociale hanno messo a nudo la incapacità della democrazia rappresentativa di suscitare ed assicurare una spinta emotiva psico-affettiva della partecipazione politica che comprende il bisogno di gratificazioni,di solidarietà e di ascolto e quel che più conta, di risposte concrete ed immediate.
Ma quale risposta può arrivare da una classe politica la cui vocazione appare evidente essere quella della manipolazione e della ricerca del proprio profitto anzi che quella del praticare lo spirito di servizio nei confronti della comunità cui appartengono. Ne sono riprova gli scandali sempre più frequentemente coinvolgenti l'"omo politicus."
Quello
attuale è il momento di una grande transizione critica dove entrano in gioco,
oltre agli interessi, anche i miti ritenuti appaganti e risolutivi perché tendono
a dare un senso alla esistenza allo interno di uno scenario nel quale i punti di riferimento che agevolano e orientano la quotidianità
delle persone sono destabilizzati se non
addirittura delegittimati.
I
primi di marzo pubblicai dei post ove si confidava che il “vento del cambiamento”potesse avviare
quella catarsi nella coscienza politica con un suo ritorno alla realtà ed una
contestuale palingenesi in grado di
restituire ai partiti in quanto tali una purezza riformatrice.
Sembra
invece che quel vento abbia messo nella zolla del terreno della politica il
“seme dell’anarchia”.
La comparsa di nuovi meneur de foules che abilmente utilizzano l'energia libera e potenzialmente eversiva della massa; agitando scontenti e disperati senza prospettiva di futuro, condisce il panorama mediatico mentre nel "Palazzo" la fantasia di pseudo saggi legislatori partorisce pseudo soluzioni ed acronimi per mascherare ciò che dovrebbe essere modificato ma che nella sostanza è rimasto tal quale.
La comparsa di nuovi meneur de foules che abilmente utilizzano l'energia libera e potenzialmente eversiva della massa; agitando scontenti e disperati senza prospettiva di futuro, condisce il panorama mediatico mentre nel "Palazzo" la fantasia di pseudo saggi legislatori partorisce pseudo soluzioni ed acronimi per mascherare ciò che dovrebbe essere modificato ma che nella sostanza è rimasto tal quale.
domenica 17 marzo 2013
IL VENTO DEL CAMBIAMENTO
Ieri 16 marzo 2013 ha finalmente preso forma, con l'elezione del Presidente della Camera dei Deputati e
con la designazione del Presidente del Senato ,il Parlamento nella suo assetto di Assemblea Legislativa.
Si è dato così il via alla esperienza della ,così definita,Terza Repubblica (si potrà veramente definire così?) che sarà tutta da giudicare forse e anche per merito del nuovo assetto rappresentativo scaturito dalle ultime elezioni.
C’è da augurarsi che quello avviato sia il processo catarchico di una coscienza politica che ponga se stessa al di fuori della sua soggettività, estraniandosi in azioni, comportamenti e scelte tali da giungere ad un processo di riappropriazione, grazie al quale essa osservi di nuovo la oggettività delle istituzioni e ritorni così alla politica reale.
Al di la' delle caute e preoccupate valutazioni ,la visione di una Assemblea così rinnovata e portatrice di un aria nuova che sa di freschezza , ha aperto uno spiraglio di speranza ed ottimismo.
Non più soltanto i soliti ed inossidabili mestieranti della politica . Sparite molte, se non tutte, le facce impresentabili in Parlamento.
Una nutrita schiera di nuovo e giovane. Sara' visto all'opera e si potrà così dare un giudizio in base ai fatti.
Una presenza che in entrambe le Aule del Parlamento, nella sua collocazione di schieramento, ha voluto dare un segnale inequivocabile differenziandosi dalla classica distribuzione Destra- Centro- Sinistra e ponendosi nei piani superiori degli scranni ed in maniera trasversale, quasi a voler ammonire : “siamo quì e controlliamo la giustezza del vostro agire politico".
Una presenza,quella dei nuovi arrivati, che non intende definirsi partitica ma che nel clima di sfiducia e malcontento e di difficoltà economica ha assunto un ruolo dinamico e ben definito in un continuum di un percorso che inizia come un "mobilizing party"(partito di mobilitazione) che con una intensa ed aggressiva azione politica si trasforma in un vero e proprio "catch-all party"(partito piglia tutto) per giungere finalmente alla sua fisionomia ultima di un " representative party (partito di rappresentanza).
Certamente qualcosa deve cambiare nella politica così come è stata intesa daì partiti che abbiamo conosciuto nella bipartizione Weberiana di partiti di patronato e partiti ideologici; protagonisti di una sterile e distruttiva contrapposizione che nulla di buono ha portato al Paese.
Molta parte dell'elettorato era stanca dei partiti padronali, rivelatisi organizzati con il fine di insediare il loro Capo nella carica direttiva di governo e di conseguenza aver assegnati da questo , come suo seguito, incarichi di pubblico potere ma sprovvisti di qualsiasi contenuto di princìpi e sostenitori di un programma, incentrato su richieste da considerare preminenti in relazione alla loro maggior forza propagandistica nei confronti degli elettori.
Di contro altrettanta stanchezza si era manifestata nei confronti di quei partiti cosidetti ideologici, portatori di una intuizione del mondo e volti a perseguire la realizzazione di ideali di contenuto politico ma con un limite:
quello dei partiti di massa e di apparato, costituiti da politici di professione che hanno vissuto di politica mediante il Partito e che preoccupati nella cura dei meccanismi di funzionamento , divenuti poco attenti alle istanze sociali ed incapaci di essere responsive.Una stanchezza che sollecita una vera e propria palingenesi atta a restituire loro purezza riformatrice.
Se riusciranno ad eliminare o attenuare fortemente i gravi difetti delle esperianze passate ,dalla instabilità politica alla corruzione , dalla contrapposizione feroce e sleale alla intollerabile difesa dei privilegi di casta;
se riusciranno a concordare nuove regole politiche e giuridiche per un sano ed efficiente governo della cosa pubblica, si potrà allora assegnare un numero ordinale al termine "Repubblica".
venerdì 8 marzo 2013
IL SEME DELL'ANARCHIA?
Può esistere la Democrazia senza partiti ?
E' un interrogativo che viene spontaneo porsi da chiunque avverta la sensazione di vivere un "puntum dramatis" di un processo critico che ha preso l'avvio con il risultato scaturito dalle urne elettorali in Italia.
Un processo critico che investe in pieno l'aspetto politico-culturale in tutte le sue componenti: dalla "legittimità" alla "partecipazione".
L'aspetto legittimante ,prima di tutto, che contiene in se ciò che concerne un giudizio di "bontà" sulle varie istituzioni, partitiche e non, oltre che sulle regole fondamentali del sistema. Questo aspetto, di fatto, è sfociato in una crisi funzionale e di ripudio,e se ne aveva avuto un assaggio con l'avvento del movimento leghista del nord.
L’aspetto partecipativo, in crisi per il prolungato mancato coinvolgimento del demos nel processo politico; la progressiva disgregazione della società con le sue strutture politiche e la crisi redistributiva , hanno finito per generare una reazione ed a dare ad essa impulso attraverso i movimenti mobilitativi.
Oggi, sul banco degli imputati si ritrovano collocati i partiti o meglio ancora l’intero sistema partitico.
Ma se si vuole analizzare il termine “Partito” , lungi dalla definizione arcaica di fazione, in una sua accezione, non riguarda forse il consolidamento di una visione del “bonum commune” come il risultato di un confronto tra orientamenti ed interessi di una pluralità di parti nella convivenza civile?
Non fanno parte del suo sviluppo storico , specificità ed evoluzioni strutturali ed organizzative connesse sia a scenari di opportunità sia a caratteristiche ideologiche e funzionali, come pure ad interessi che rappresentano ?
La situazione politica attuale ha visto irrompere a pieno titolo nell’agone politico il movimento, frutto di una massiccia mobilitazione condotta sul Web e piazza per piazza su tutto il territorio nazionale.
Ciò che è opportuno ,se non necessario fare, attiene ad una non sottovalutazione degli effetti dell’onda lunga delle masse in movimento che, se da un lato mostra il volto della sua genesi, spesso cela il suo punto di impatto e la sua effettiva forza dirompente. Ma più trascorre il tempo e più si dispiega quella sua forza e si delinea quale potrebbe essere il suo effettivo punto di impatto.
La parola “mobilitazione” mostra, di fatto, tutta la sua ambiguità nel lessico politico dove trova la sua essenza nelle tecniche di sollecitazione elettorale, così come sono state attuate nella recente tornata elettorale da parte di movimenti populisti.
Questo tipo di mobilitazione ha presentato il volto della partecipazione quale forza vivificante e come stimolo verso la massa alla vita politica ed al suo ingresso in un sistema delegittimato ed in declino.
Bisognerà osservare quanto questo tipo di struttura partecipativa sarà in grado di annacquare l’aspetto organizzativo che appare verticistico ed autocratico, evitando le tendenze e le aspirazioni all’oligarchia operante dentro i partiti di massa . In definitiva,una previsione concepita come "Movimenti senza Partiti" comporta dilemmi difficilmente dipanabili , per via dell’aspetto magmatico , informale ed indefinito strutturalmente e dove l’elemento culturale è incentrato sul mutamento che pare ispirato più ad una osservazione di Kelsen secondo il quale parlamentarismo ,cioè le istituzioni rappresentative, e Democrazia non sono identici.
Occorre però ricordare che, ponendosi il principio della partecipazione come un fattore costitutivo del processo democratico, ma con i ben noti ostacoli dimensionali,strutturali e culturali della società cosi come si è definita nella modernità, è destabilizzante che si sia concretizzata una pretesa : che questa si possa realizzare con l’ausilio degli strumenti che la moderna tecnologia comunicativa mette a disposizione.
Tutto questo pone una una serie di questioni che non possono rimanere aperte per lungo tempo posto che
è in gioco la sintesi politica ,cioè il governo del Paese che è pur sempre organizzato su base statuale sia per la gestione dei rapporti interni ma che ha un ruolo significativo nella gestione dei rapporti internazionali e nel contesto Comunitario.
mercoledì 27 febbraio 2013
PENSIERO E SENTIMENTO NELLA SOCIETA' DI MASSA
Les jeux sont fait. Gli obiettivi sono stati raggiunti: Lo si denota dalle espressioni soddisfatte ed un poco beffarde di coloro che escono vittoriosi dall'agone elettorale.
Le tecniche di persuasione hanno dato il loro frutto. Quello che rimane da verificare è se si tratta di un buon frutto o di un frutto avvelenato per la effettiva governabilità ed alla fine per la affidabilità del nostro Paese.
Ancora una volta coloro che si possono considerare perdenti nella partita giocata tutta, anche indirettamente, sul terreno mediatico non hanno tenuto nel debito conto la psicologia delle folle ed il comportamento della massa, che si può ben definire come "la grande quantità indistinta di persone che agisce in maniera uniforme" anche se sollecitata come singolarità.
Principale protagonista è stata certamente la incapacità di prevedere i comportamenti collettivi nei momenti di difficoltà e di penuria oltre che di sfiducia e disistima nei confronti delle varie istituzioni, politiche e governative.
Un imperdonabile deficit percettivo di certa politica che ha mal gestito , anzi che non è stata in grado di gestire, sia l'aspetto psicologico dei comportamenti individuali sia quello sociologico, nella valutazione delle trasformazioni avvenute nel frattempo nella società italiana, con un ridisegno del paesaggio sociale, molto diverso da quello delle classificazioni novecentesche.
Quella accezione di “uomo massa” che è stato generato dal progresso tecnologico con i suoi effetti sul fattore lavoro , sui modelli produttivi ed infine sulla standardizzazione dei gusti e dei consumi.
Una massificazione,quindi,delle idee e dei bisogni . Una trasformazione che ha determinato una progressiva perdita della diversità individuale, con le sue doti critiche e le sue percezioni sugli orizzonti esistenziali.
Una desolante mancanza di un ponte di senso tra la società e la sfera politica.
Quella politica che da troppo tempo ha smesso di far riferimento ai cosiddetti bisogni sociali che sono poi l'orizzonte di senso di ogni società umana per dedicarsi alla gestione del potere, fine a se stesso.
A ben riflettere quanto è stato confermato dal risultato del voto è un forte ed indiscutibile indicatore di quanto uno smarrimento della ragione nell’aggregazione di massa ha determinato la dissoluzione delle realtà individuali in altre identità collettive ; non per nulla ho sentito evocare un immaginario costituito da una “nuova comunità”.
Quel che si è concretizzato al termine di questa tornata elettorale è una riedizione di quanto accaduto con la fine della prima repubblica caratterizzata dalla comparsa sulla scena politica di due movimenti divenuti poi i collettori sia della protesta contro la corruzione sistemica che della diaspora partitica.
Questa nuova ondata in modo sbrigativo la si potrebbe definire come un risveglio del Demos, deciso a riappropriarsi del suo diritto partecipativo alla gestione della cosa pubblica; ma ciò che è stato sancito dal voto è qualcosa di più articolato e complesso.
Quel che non si può sottovalutare è quel particolare rapporto che si può individuare tra un "meneur de foules" e le masse,che in sostanza è un modo per la conquista del potere nelle moderne società industriali.
Appare evidente quel bisogno di identità che è presente in modo latente in tutti i grandi aggregati umani ;quella rinuncia alla propria specificità è rivolta chiaramente alla creazione di una chiara identità collettiva. Disposti di fatto a rinunciare al proprio"io" in favore di un "noi" convogliato in un soggetto dotato di una forte personalità : il meneur de foules, colui il quale è capace di cogliere le aspirazioni , i desideri e che si dichiara capace di realizzarli.
Una analisi degli studi scientifici sui comportamenti collettivi dice chiaramente che le folle non possono essere guidate dalla “ragione”, posto che il loro “animo” è caratterizzato dal”sentire” e non dal “pensare” e l’individuo, considerato nella massa, ha bisogno di passioni, illusioni, animato da una volontà di credere; stranamente tutto ciò cresce nel momento in cui si concretizzano le disillusioni.
Questa analisi si attaglia perfettamente alla realtà sociale italiana ed alle sue elite che, attraverso il populismo, hanno abilmente fornito nuove illusioni in cui credere, mascherando l’assenza di programmi precisi, attuato un vero e proprio trasformismo riaffermando il tutto ed il contrario di tutto.
Si conferma così l’inconfutabilità delle illusioni e l’utilità dell’assecondare la volontà di credere anche a costo di sacrificare la coerenza dei ragionamenti.
Non a caso molti storici autoritarismi ,nel loro decalogo ,hanno sempre ascritto espressioni come : La fede e non la ragione smuove le montagne; la gente ha sempre meno tempo per pensare ed è disposta incredibilmente a credere”.
Riportato alla nostra attualità politica, si può ben comprendere come possa accadere che un leader possa essere destinatario di una vera e propria idolatria e quanto possa rimanere inalterata la fede in lui, malgrado tutto.
Questa specie di onnipotenza fa da sfondo al desiderio della massa di sottrarsi alla responsabilità del proprio agire di individui pensanti e liberi e la sua cessione è il prezzo che è disposta a pagare per una corrispondenza legittimata a quel “modello” dei propri difetti e delle proprie carenze.
In definitiva la nuova realtà politica che si è delineata certifica una sconfitta della ragione ed il prevalere di un sentimento che è anche un bisogno sempre più diffuso di speranze da veder trasformate in certezze e che ha trovato una via nella fede verso una comunità, attiva nelle decisioni di interesse generale.
Il timore, forte, è che si instauri un regime di pericolosa anarchia , in un momento così delicato per il nostro
Paese e per la Comunità della quale esso è parte fondante e che si possa palesare un potere che,guadagnato il consenso della folla ,non le conceda di fatto la rappresentanza ,distruggendone la libertà.
sabato 23 febbraio 2013
LE SCELTE CONSAPEVOLI
Reinhart Kosselleck,uno studioso tedesco i cui interessi spaziarono dalla storia alla filosofia, dalla sociologia alla antropologia,riteneva che la vita degli esseri umani è intessuta di esperienze e di aspettative; che le prime,sedimentandosi,delineano la sua storia e che questa non rimane confinata in una particella temporale, anzi può ripetersi.Riteneva anche che tanto più scarso è il bagaglio di esperienze tanto maggiore è l'aspettativa.
Tutto ciò articola i suoi effetti su ciò che è il passato , ciò che è il presente e ciò che si può guardare come futuro.
L'esperienza , in definitiva, consente di saggiare la rispondenza o lo scarto tra ciò che costituiva le aspettative di ieri e le esperienze dell'oggi; e questo vale come parametro tra le aspettative dell'oggi con le esperienze future.
Questa analisi consente di avviare una prudente proiezione della contemporaneità verso il futuro con l'utilizzo cognitivo delle esperienze accumulate, per avere un chiaro sguardo su ciò che è stata una esperienza non conclusa, puntando su una previsione razionale piuttosto che su un auspicio o un vaticino.
Difficili sono i momenti che la società attuale sta sperimentando a causa dei molteplici aspetti sia politici che economici ; la natura debole del presente concretamente vissuto e caratterizzato da un nuovo "vuoto della penuria" si è riversato in un cumulo di sempre più pressanti istanze , inascoltate, di aspettative ri-protese verso un avvenire deserto di premesse fondanti e quindi terreno fertile per una loro rielaborazione con un volto utopico, e di una attesa quasi escatologica.
La potremmo definire la de-razionalizzazione di un immaginario frutto della dissipazione di un periodo vissuto più come soggetti spettatori che come protagonisti.
Fino a qualche tempo fa la molteplicità dei beni materiali ed immateriali, intrisi di durata, ha permesso una identificazione con un progetto piuttosto che con la propria natura ; una identificazione fornita di rassicurazioni, certezze che per quanto aleatorie , in grado però di prevedere una certa protezione contro eventuali insidie da parte del di la da venire.
L'immaginario, questo, degli individui e delle masse, in gran parte costituito da aspirazioni, desideri, speranze.
Un futuro immaginato nei recessi della mentalità come un presente più prospero o con le medesime opportunità.
Un futuro concepito come campo di aspirazioni realizzabili, di attitudini creative e vocazioni psicologiche soddisfabili.
Quei sogni della ragione che sono stati capaci di mettere in moto forze imponenti che hanno addirittura cambiato il corso della storia frutto di quello scarto tra cause ed effetti , tra premesse e conseguenze.
Questo ,invece, è un momento nel quale ciascuno è chiamato ad utilizzare le esperienze acquisite per saggiare quello scarto tra le aspettative di ieri e le esperienze di oggi e per aver chiaro ciò che si può guardare come futuro.
Questo è il momento delle scelte consapevoli.
"L'avvenire che canta delle utopie rimane ancora silenzioso, in attesa di un qualche sussulto di coscienze assopite che ne rimetta la realizzazione all'ordine del giorno, mentre le opere concrete degli uomini che vi hanno creduto sono custodite definitivamente nei ripostigli del passato".
Pessimismo ? Forse.
Per parafrasare Calvino : Così, a cavallo del nostro tempo, ci affacceremo al futuro senza sperare di trovarvi nulla di più di quello che saremo capaci di portarvi.
A buon intenditore.......................
lunedì 18 febbraio 2013
MOVIMENTI E GENESI DEMOCRATICA
Questo è un periodo particolarmente delicato per la scelta di un progetto di società dotato di un orizzonte futuribile e che inciderà in maniera irreversibile sulla vita della attuale generazione ed ancor più di quelle future.
Una fase della storia di questo Paese che sperimenta una frattura profonda tra una classe politica fortemente delegittimata ed inadeguata alle sfide che gli scenari geopolitici ed il mercato globale impongono di affrontare con estrema lucidità e competenza.
La crisi della politica nel nostro tempo, come ho già detto, prima ancora che crisi di efficienza e di capacità a dare risposte ai vari aspetti che riguardano il vivere civile ,è soprattutto crisi di valori ,compresi quelli che contraddistinguono i principi della democrazia rappresentativa.
Un vulnus al principio di partecipazione in quanto costitutivo del processo democratico, che si sa viene esplicato dal "demos" attraverso la partecipazione alle elezioni della rappresentanza.
Quella rappresentanza che deve essere intesa come somiglianza sociologica; come proiezione ,nel microcosmo rappresentativo , del macrocosmo sociale.
Un territorio collettivo, dunque, con le sue articolazioni di status, sia economico che sociale.
Non mi azzardo nemmeno a tentare di approfondire il ragionamento circa la rappresentatività "psicologica" cioè quella consonanza tra "demos" e "rappresentanza" che si dovrebbe risolvere in un "idem sentire de re pubblica".
Non è su questo che si basa anche la teoria sulla "leadership carismatica e populista ?
Per alcuni aspetti essa non è forse fondata sul presupposto di un "animus " del genere che consente ad un leader populista , anche non elettivo, di interpretare, esprimere i sentimenti profondi di una comunità ?
Occorre forse riflettere quanto quell' "animus" sia stato in grado di poter mettere in discussione ciò che la democrazia dei moderni caratterizza, nell'elemento istituzionale "Repubblica",come sistema della rappresentanza quale specificità istituzionale dei regimi democratici.
Sarebbe utile alla comprensione misurare il peso semantico e funzionale della "partecipazione" nei suoi legami tra l'elettore ed il rappresentante o la rappresentanza.
Sicuramente il principio "precetto" del mandato è un suo conferimento, attraverso il voto,e non può essere disatteso.
Anche considerando quanto la democrazia diretta , sollecitata da certe visioni populiste , sia poco praticabile per via della sua necessaria limitabilità a porzioni territoriali poco estese ai fini della presenza fisica dei cittadini negli indirizzi e nelle decisioni e quindi limitabile alla "polis" , alla "città antica", è nell’aspetto tendenziale del cammino politico che questa forma di democrazia partecipativa reclami una sua rivincita sulla democrazia della rappresentanza. La democrazia è partecipazione, cantava Giorgio Gaber.
La modernità certamente sembra favorire questa voglia di cambiamento con la sua rivoluzione informatica:
La potremmo definire come "Democrazia Elettronica" nel cui contesto il potere potrà rivolgere interrogativi, fare proposte, indicare soluzioni direttamente al "demos" e questi potrà essere in grado di rispondere in tempo reale; una specie di grande e permanente assemblea in cui il "demos " dice la sua.
Chiarisco che non sono un "grillino".
La verità è che ostacolo importante è costituito dalla impossibilità ,ai tempi nostri, di far funzionare, a livello statale la democrazia diretta,considerato il processo economico troppo specifico della moderna società occidentale. lo spostamento degli affari politici agli affari economici; la necessità di affidare a pochi ciò che la gente ( i molti ) non vuole e non può gestire da se ha per forza di cose creato una specie di principio della divisione dei compiti tra la "rappresentanza" per la cura stabile delle faccende politiche e tutti gli altri impegnati nelle faccende economiche ed esistenziali.
Per dirla alla Pareto , nel contesto di una eterogeneità sociale come espressione tra l'altro delle diversità tra gli uomini,si sono concretizzati due strati di popolazione : una classe eletta ( èlite) che governa ed un'altra classe non eletta e che è governata.
Questa specie di principio della divisione dei compiti è stato messo in crisi dalla inadeguatezza delle risposte politiche alla complessità delle ciclicità negative e portato ad una progressiva fase di distacco e di ritrovato interesse alla politica in maniera più consapevole e partecipativa .
Nei tempi recenti il "demos" è stato indotto alla ricerca della felicità privata ed è rimasto indifferente agli affari politici cioè all'interesse alla gestione della res pubblica.
Quel meccanismo psico-esistenziale della ricerca della felicità , sollecitato dalla delusione per le disattese aspettative di un controllo politico esercitato con puntualità procedurale , con pertinenza nella gestione della res pubblica riconduce alla ricerca della felicità pubblica tralasciando la felicità privata.
Da qui la volontà di produrre un mutamento attraverso quegli strumenti che la stessa democrazia consente di utilizzare.
E’ chiaro il riferimento ai “Movimenti”che in questa fase politica si sono presentati alla ribalta dell’agone elettorale con chiari intenti di cambiamento.
Ma la definizione di Movimento di per se denota una varietà di interessi collettivi finalizzati a produrre il cambiamento nelle istituzioni sociali e nelle regole ed in quanto espressione di una collettività porta in se una fisionomia indefinita ed instabile nella sua membership ed una fluidità negli intenti.
Va da se che una forte affermazione elettorale sancirebbe un mutamento che coinvolgerebbe il sottosistema sociale e vedrebbe in prospettiva una interruzione delle caratteristiche delle relazioni sociali, istituzionali e persino le forme di vita quotidiana ma soprattutto una azione focalizzata nell’area pubblica e tale da pretendere di realizzare mutamenti istituzionali,legislativi e politici.
Parrebbe quasi la genesi di uno stato nascente in una dinamica trasformatrice e particolare modalità possibile di un mutamento sociale.
Un nuovo paradigma di comportamento collettivo contrapposto al paradigma della mobilitazione delle risorse.
Una protesta ? Una rottura degli attuali paradigmi ? La volontà di cambiare gli esistenti processi ,relazioni, istituzioni sociali differenziandosi dal normale, dallo status quo.
Personalmente, dal dibattito in corso, vedo sottovalutate le implicazioni relative che pur sono significative.
Molta attenzione e sottolineature sugli esordi e tale fuoco sulle origini rischia di minimizzare l'attenzione sulle conseguenze.
Forse occorrerebbe porre l'attenzione sulla proliferazione della interazione tra l'incentivo ideologico e le plurime ragioni individuali che stanno alla base di una vasta scelta partecipativa.
Una scelta che si manifesta come protesta ,che è contenitore della dissidenza e che può diventare altro.
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